18/07/2008
I MAYA
Hei ciao a tutti e scusatemi per la dovuta assenza quasi obblicata ...... Be' ma eccomi qua'. Come accennato nel mio ultimo post avrete di sicuro capito che e arrivata l'ora di parlare dei MAYA. Una grande civilta' con molti segreti e misteri ancora oggi in risolti . Ma leggendo il libro, Le Profezie dei Maya di Adrian G. Gilbert, Maurice M. Cotterell in questo libro a me abbastanza interessante si parla di scoperete e rivelazioni sul futuro della nostra civiltà; decodificando le complesse rappresentazioni astronomiche dei maya, Cotterell e Gilbert ne rivelano il significato delle profezie e arrivano a sorprendenti conclusioni.
Siamo giunti nel Terzo Millennio, e l'anno 2012 è vicino ... cosa ci hanno voluto dire i maya?
Il mondo finirà il 22 dicembre del 2012: è questa l'inquietante profezia che i maya fecero 5000 anni fa. Ma chi erano i maya? Da dove arrivava questo popolo misterioso che edificò straordinarie piramidi e meravigliosi templi in mezzo alle foreste tropicali dell'America Centrale? Cosa vogliono dirci le eccezionali iscrizioni che hanno lasciato? Perché scomparvero all'improvviso? Che cosa accadrà nel 2012? Decodificando le complesse intuizioni e rappresentazioni astronomiche e astrologiche dei maya, Maurice Cotterell e Adrian Gilbert ne annunciano le profezie per l'anno 2012 e per quelli seguenti. In questo libro avvincente e per molti aspetti controverso gli autori rivelano:
- che la nascita e il declino delle ere del mondo e delle civiltà coincidono con i cicli delle macchie solari;
- che una riduzione dell'attività delle macchie solari ha causato una diminuzione della fertilità nel popolo maya e con ciò l'improvvisa scomparsa di questa civiltà;
- che furono gli antichi egizi e i sopravvissuti alla scomparsa di Atlantide a fondare le antiche civiltà dell'America Centrale. E VOI CHE MI RACCONTATE SU QUESTE PROFEZIE POTREBBE ESSERE VERO CHE IL MONDO FINIRA' IL 22 DICEMBRE 2012 ?
20:37
Scritto da: antoniodaiello
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06/07/2008
La civiltà Maya
La civiltà Maya ha origini antichissime: i primi insediamenti si possono attribuire al 1500 a.C. ,ma è solo nel 300 a.C. che si cominceranno a sviluppare le prime vere e proprie città.
L'impero Maya era localizzato negli attuali territori del Veracruz, Yucatán, Campeche, Tabasco e Chiapas in Messico, la maggior parte del Guatemala e alcune aree del Belize e dell'Honduras.
Il periodo classico, compreso tra il 300 ca. e il 900 d.C. , è caratterizzato dalla diffusione in tutti i territori maya di una cultura pressoché uniforme. Le maggiori città maya furono Tikal, Copan, Bonampak, Piedras Negras, e Palenque.
In questo periodo la storia maya presenta il suo sviluppo più massiccio nel campo dell’organizzazione culturale, politica, tecnologica, culminando in uno scenario dove ogni città era un piccolo stato che avava contatti con le medesime solo per scambi commerciali.
Intorno al 900, questi centri vennero misteriosamente abbandonati (le ipotesi spaziano da carestie ad eventi naturali).
Parte della popolazione si spostò nello Yucatàn, e qui ebbe il suo centro la civiltà maya del periodo seguente.
I centri del Nuovo Impero furono Chichen Itza, Uxmal, Mayapan e Labnà.L'apice del popolo Maya fu intorno al 1000d.C. ,ma problemi interni e guerre fra le varie città ne provocarono la decadenza.
L'agricoltura era alla base dell'economia maya; il mais ne era il prodotto principale, seguito da cotone, fagioli, manioca, cacao e zucche.
Una caratteristica di questo popolo, che ne caratterizza l'elevato grado di conoscenze tecniche, è rappresentato dalla vasta rete idrica. Questa, era costituita da piccolissimi canali che convogliavano in grandi cisterne adibite alla raccolta dell'acqua per l'uso quotidiano e per l'irrigazione nei campi.
Le tecniche di tessitura del cotone e di produzione della ceramica erano avanzate. Come unità di scambio venivano utilizzati campanelli di rame e chicchi di caffè; il rame era inoltre lavorato insieme a oro, argento, conchiglie e piume colorate, per produrre ornamenti.
Il potere politico - esecutivo, era affidato a capi che ereditavano il titolo in linea maschile. Questi erano assistiti, a loro volta, da capi locali che distribuivano le terre alle famiglie dei villaggi.
La definitiva crisi che decretò il declino irreversibile dei Maya, è da ricercare in vari fattori come il ripresentarsi di catastrofi naturali, pestilenze, uragani e, di conseguenza raccolti andati perduti, che portarono carestie e continue guerre con le città o popoli confinanti.
01:00
Scritto da: antoniodaiello
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30/06/2008
Caccia alle streghe.
A partire dal Quattrocento, e per oltre tre secoli, si è scatenata la cosiddetta «caccia alle streghe», un fenomeno culturale e sociale complesso che ha determinato una violenta attività repressiva in molti Paesi. Sulla «caccia alle streghe», e sulle streghe, si è detto tutto e il suo contrario. S’è sostenuto che queste ultime fossero parte di una religione occulta ma anche un’invenzione, una proiezione delle fantasie maschili; oppure un’espressione delle culture alternative. Teorie marxiste e storiografia liberale, letture antropologiche e sociologiche si sono avvicendate accumulando una letteratura impressionante per mole e varietà. Negli ultimi anni sono state pubblicate alcune opere che hanno tentato di sistemare in modo enciclopedico il lavoro svolto e il dibattito storiografico che ne è seguito; ma i risultati non hanno rispettato le promesse. Del resto, sul fenomeno storico della stregoneria si pubblica ancora moltissimo, ma troppo spesso vengono ignorate le acquisizioni più recenti della ricerca e i punti di consenso degli studiosi. Una buona occasione per contemplare con un unico sguardo lo stato dell’arte degli studi sull’argomento è l’Encyclopedia of Witchcraft. The Western Tradition, curata da Richard M. Golden, (ABC-Clio, 2007, 4 volumi). Non ci si allarmi, non è una raccolta enciclopedica di pozioni e ricette di maleficio, ma un ottimo esempio di divulgazione d’alto profilo, e di carattere interdisciplinare, che raccoglie i contributi di 170 specialisti di ogni parte del mondo. Considerando l’autorevolezza del gruppo di studiosi chiamati a compilare le singole voci, (alcuni nomi: Henry Kamen, Brian P. Levack, Gustav Henningsen, Andrea Del Col, Oscar Di Simplicio, Gabriella Zarri, Marina Montesano) l’opera offre un contributo notevole nel chiarire anche l’aspetto delle responsabilità di parte cattolica che - lo si legge per esempio alla voce Misconceptions («Fraintendimenti») - la ricerca ha ridimensionato notevolmente. E tuttavia vere e proprie leggende nere sopravvivono, a questo proposito, «in parte - si legge - perché il pubblico non ha accesso immediato agli studi degli specialisti e in parte perché certe idee servono a propositi contemporanei». Tra gli equivoci perpetuati vi è, ad esempio, il ruolo dell’Inquisizione che per gran parte del pubblico incarna l’istituzione maggiormente responsabile della caccia alle streghe. Nessuno può negare l’impatto del celeberrimo Malleus Maleficarum, il manuale per inquisitori scritto dai domenicani Spenger e Kramer, né il ruolo dell’Inquisizione in altre attività di repressione ereticale. Ma nel merito della caccia alle streghe pare proprio che le leggende nere debbano essere riscritte. Difatti - si legge in Witchcraft - «l’Inquisizione portoghese, spagnola e romana non solo non si sono macchiate della repressione delle streghe», vere o presunte, ma hanno addirittura evitato «lo scatenarsi delle cacce alle streghe durante il XVI e XVII secolo nel Sud Europa». Nemmeno risponde a verità che l’inquisizione papale già incaricata di combattere l’eresia catara sarebbe stata poi impiegata nei secoli successivi contro le streghe. Quest’idea è basata su una trovata di Étienne Léon de Lamothe-Langon, storico senza scrupoli, che nel 1829 falsificò documenti per fornire pezze d’appoggio alla sua tesi. Venendo ad altri aspetti, leggiamo che gli studi recenti hanno anche indebolito l’associazione univoca fra vittima della caccia alle streghe e sesso femminile. È vero che la maggioranza delle vittime furono donne, ma va tenuto presente che i cacciatori di streghe erano interessati alle persone accusate di stregoneria e non alle donne «in quanto tali» e infatti non poche vittime delle periodiche ondate di repressione furono uomini. Un’interpretazione sociologica un tempo in auge, e sostenuta soprattutto tra le studiose femministe, sostiene che le streghe fossero le depositarie della medicina tradizionale in competizione con due categorie che si andavano professionalizzando: i medici e il clero. Le accuse di stregoneria sarebbero state una risposta a questo mutamento. Ma, a conferma di quest’ipotesi, un tempo popolarissima, non sarebbe stata trovata ancora «nessuna prova». Per ultimo arriviamo all’argomento più delicato, quello del numero delle vittime. La cifra oggi proposta dagli storici, nonostante le sue oscillazioni, è lontanissima dai «sei» o «nove milioni di streghe» ripetuta acriticamente dai tanti improvvisati «storici della caccia alle streghe», e persino da intellettuali come Élemire Zolla, ed è pure lontana dalle centomila vittime che costituivano il calcolo di Voltaire. Il team internazionale di esperti riunito nell’opera di Golden, incrociando i dati disponibili, propende per circa trenta-quarantamila vittime in circa 350 anni. Una cifra spaventosa, certamente, che segnala l’importanza e la gravità del fenomeno, e l’impegno che ancora richiede il suo studio e la sua interpretazione. Lo stesso impegno che impone correttezza e limpidezza nella divulgazione dei risultati della ricerca storica - pur senza occultare la presenza di opinioni contrastanti, che dialogano anche fra le voci di questa grande «Enciclopedia». Affinché queste lontane tragedie non facciano il gioco di interessi contemporanei.
09:40
Scritto da: antoniodaiello
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